Ma non vi vergognate? A scaricare il peso della vostra incapacità sulle famiglie, docenti e bambini?
Maggio 16, 2020 100 Visualizzazioni

Ma non vi vergognate? A scaricare il peso della vostra incapacità sulle famiglie, docenti e bambini?

Oggi, i dubbi e le paure per i genitori non sono più tanto per il nuovo virus, piuttosto per i danni psicologici che subiranno i propri figli, se messi nelle condizioni di distanziamento nelle classi delle scuole di ogni ordine e grado.

Danni che saranno maggiori soprattutto per i bambini dell’asilo, risaputo e pubblicato dalle neuroscienze, che apprendono insieme ai compagni, attraverso il contatto, attraverso il movimento, le prove e gli errori che avvengono solo grazie ai processi di apprendimento, e non certamente restando fermi, bloccati, ossessionati dalla paura ingiustificata dell’altro.

Pubblichiamo una lettera che abbiamo raccolto online e che mostra tutte le preoccupazioni, drammi, e soprattutto consapevolezza, di chi ha a che fare con il mondo reale dell’educazione da molteplici anni. Un messaggio di chi é padre ed insegnante.

“Cara…illustrissimo Ministro Azz…olina…

Anche io aggiungo che mi rifiuterò di tenere i miei figli davanti ad un PC a fingere di imparare!!

Piuttosto li mando a prendersi cura di galline, gatti, cani e orti in quelle ore, almeno impareranno l’empatia e studieranno scienze!!

E per l’infanzia…neanche un accenno…

State attenti state giocando con il fuoco…

Avete avuto tre mesi per organizzare la fase 3 per la scuola e questo é il progetto che avete avuto per i nostri figli?

Sappiate che questa volta non accetteremo come nella fase 2 passivamente tutto quello che avete deciso sul loro futuro…ora basta!

La proposta per la riapertura delle scuole sarebbe l’alternanza didattica in presenza/anti-didattica a distanza. Una sorta di classe mista: metà in presenza e metà connessa da remoto. Questa è la straordinaria soluzione a cui ministero, esperti, comitati sono infine giunti: tenere cinque ore metà classe davanti al pc.

Una domanda semplice semplice che magari sarà sfuggita a queste menti illuminate: ma chi sarà accanto a questi bambini durante le cinque ore in cui saranno connessi da casa?

I genitori?

Non credo, perché che lavorino smart o non smart, devono appunto lavorare.

I nonni?

La famosa categoria fragile che fino a ieri abbiamo cercato di proteggere non esponendola a rischi inutili? I nonni anch’essi smart? E chi i nonni non ce li ha? La vicina di casa? La baby-sitter?

Un’altra domanda semplice semplice che magari sarà sfuggita: esattamente come farà il docente a fare lezione usando due didattiche completamente diverse, una vera in presenza e una non-didattica a distanza?

Ma qualcuna di queste menti illuminate ha messo mai piede in una scuola primaria?

Ha mai fatto lezione davanti e in mezzo a dei bambini che devono imparare tutto da zero, anche come tenere in mano correttamente una matita?

Ha mai contato il numero di volte che un bambino chiede spiegazioni o conferme al proprio lavoro?

Ha mai toccato con mano l’importanza di uno sguardo al momento giusto, di un sorriso, di un silenzio?

Questo miracolo accade solo in presenza. In questo modo non farà più lezione nessuno: né quelli che saranno presenti, né tantomeno gli alunni stessi messi a pascolare davanti al pc e privati del contatto diretto con l’insegnante e delle interazioni tra pari.

Un’ultima domanda semplice semplice: ma avete idea di quale sia il range di attenzione di un bambino così piccolo?

Ma davvero credete che un bambino possa mantenere la propria concentrazione, la propria curiosità, la propria motivazione tenuto davanti a un pc per cinque ore, vedendo allo stesso tempo i compagni dall’altra parte dello schermo interagire?

Avete idea del livello di frustrazione che vivranno queste creature?

Come si fanno esattamente attività laboratoriali a distanza, dato che la vera didattica in una scuola primaria deve essere laboratoriale? Come la guido la mano di un bambino di prima elementare sul quaderno se il bambino è oltre lo schermo di un pc?

Nel momento in cui decidete di farci rientrare a scuola ci state automaticamente dicendo che le condizioni igienico-sanitarie lo consentono; le condizioni logistiche, al contrario, non consentono il rientro di tutti.

Per i soliti motivi storici: le classi sono troppo numerose, il personale troppo poco, le scuole troppo vecchie e anguste. Bene, avete quattro mesi, quattro dannati mesi, per trovare spazi da riconvertire in scuole e implementare un sistema di trasporti adeguato. Quattro mesi! E l’unica soluzione a cui sapete pensare è fare scuola a metà?

Ma non vi vergognate? A scaricare il peso della vostra totale incapacità tutto e sempre sulle spalle delle famiglie, dei docenti e dei bambini?

Questo è il colpo definitivo e mortale, perché chi finora ha salvato la scuola, e cioè i docenti e famiglie, saranno travolti dal peso di questa didattica zoppa, massacrante, ingorgata, finta e controproducente.

Non serve un computer per far illuminare gli occhi di un bambino, non serve la LIM, non serve il coding, non serve il POF, il PTOF, il RAV, serve soltanto quel bambino, quella piccola anima desiderosa di aprirsi al mondo, una stanza e un insegnante tutto per loro”.

Testo raccolto da Pietro De Angelis

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