Mascherine DPI: quali effetti collaterali ed indesiderati
Giugno 6, 2020 71 Visualizzazioni

Mascherine DPI: quali effetti collaterali ed indesiderati

Ci hanno prima detto che le mascherine non erano necessarie per contrastare la diffusione del virus, poi che invece lo erano, nel frattempo sono state rese obbligatorie.

Oggi il livello di paura che ha la popolazione é talmente elevato, che chi indossa le mascherine sembra non poterne fare a meno, sia per uscire di casa, che per avere rapporti con gli altri.

Ma in parecchi si stanno accorgendo degli effetti negativi che questi strumenti di protezione hanno sul nostro corpo.

Parte dello studio dell’epidemiologo Lazzarino e del suo team dell’University College London descrive che “le maschere facciali rendono la respirazione più difficileinoltre una frazione di CO2 espirata in precedenza è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi aumentano la quantità d’aria inalata ed espirata…”.

Un uso prolungato può infatti provocare fastidiosi effetti collaterali, come ad esempio: arrossamenti della pelle, problemi respiratori e dolore intorno alle orecchie (dove si appoggiano i lacci del DPI).

Se le mascherine chirurgiche non sembrano avere effetti irritanti sulla pelle, quelle FFP2 ed FFP3 invece aderiscono al volto in maniera più decisa, e la pressione esercitata può provocare arrossamenti e screpolature.

Infermieri, medici e personale sanitario, per via del maggiore tempo di utilizzo, hanno riportato anche ecchimosi e reazioni allergiche (alla gomma).

Le mascherine FFP2 ed FFP3 potrebbero portare ad una respirazione più problematica, rallentano lo scambio tra l’anidride carbonica espirata e l’ossigeno esterno.

Se non si svolge attività fisica queste ultime dovrebbero essere utilizzate senza problema, seppur la respirazione potrebbe farsi più affannosa, sopratutto quando serve più ossigeno: quando si salgono le scale, quando si cammina più velocemente, quando si trasportano le borse della spesa, etc.

Effetti indesiderati sono anche i dolori alle orecchie, causati dai lacci che reggono la mascherina.

Gli ultimi studi scientifici

Vediamo i punti focali dello studio dell’epidemiologo Lazzarino e del suo team dell’University College London.

Lazzarino dunque risponde allo studio di Greenhalgh T, Schmid MB, Czypionka T, ed altri, dal nome “Maschere per il pubblico durante la crisi covid-19” (BMJ 2020;: m1435. doi: 10.1136 / bmj.m1435) affermando che occorrequantificare le complesse interazioni che potrebbero operare tra effetti positivi e negativi dell’uso di maschere a livello di popolazione”, e che inoltre “non è tempo di agire senza prove”.

I punti focali dello studio di Lazzarino. Covid-19: importanti potenziali effetti collaterali dell’uso delle maschere da tenere a mente:

1. Indossare una maschera facciale può dare un falso senso di sicurezza e indurre le persone a ridurre l’aderenza ad altre misure di controllo delle infezioni, tra cui il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani.

2. Uso inappropriato della maschera: le persone non devono toccare le proprie maschere, devono cambiare di frequente quelle monouso o lavarle regolarmente, smaltirle correttamente e adottare altre misure di gestione, altrimenti i rischi loro e degli altri possono aumentare.

3. Qualità e volume della conversazione tra due persone che indossano maschere sono molto compromessi e le persone possono inconsciamente avvicinarsi. Mentre si può essere addestrati a contrastare l’effetto n. 1, può essere più difficile affrontare questo effetto collaterale.

4. Indossare una maschera facciale fa entrare l’aria espirata negli occhi. Ciò genera una sensazione spiacevole e un impulso a toccare gli occhi. Se le mani sono contaminate, ci si infetta.

5. Le maschere facciali rendono la respirazione più difficile. Per persone con BPCO sono insopportabili perché peggiorano la loro dispnea. Inoltreuna frazione di CO2 espirata in precedenza è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi aumentano la quantità d’aria inalata ed espirata. Ciò può peggiorare la diffusione di Covid-19 se le persone infette che indossano maschere diffondono più aria contaminata. Ciò può anche peggiorare le condizioni cliniche degli infetti se la respirazione potenziata spinge la carica virale in profondità nei polmoni [n.d.r.: per riflettere su questo importante rischio si rimanda al primo modello teorico immunologico del Covid-19, riportato su QS], (5B) Gli effetti descritti al punto (5) sono amplificati se le maschere facciali sono molto contaminate (vedi punto 2).

6. Impedire la trasmissione interpersonale è la chiave per limitare l’epidemia, ma finora si è dato poco peso a quanto accade dopo che una trasmissione è avvenuta, quando l’immunità innata svolge un ruolo cruciale. Lo scopo principale della risposta immunitaria innata è prevenire subito la diffusione e il movimento di agenti patogeni estranei in tutto il corpo. L’efficacia dell’immunità innata dipende molto dalla carica virale. Se le maschere facciali creano un ambiente umido in cui il SARS-CoV-2 può restare attivo per il vapore acqueo fornito di continuo dalla respirazione e catturato dal tessuto della maschera, determinano un aumento della carica virale e quindi possono causare una sconfitta dell’immunità innata e aumento di infezioni. Questo fenomeno può anche interagire con i punti precedenti e potenziarli.

Un altro studio “quasi sperimentale”

Paul Raymond Hunter (Norwich Medical School, University of East Anglia), Felipe Colon-Gonzalez (London School of Hygiene and Tropical Medicine), Julii Suzanne Brainard (Università dell’East Anglia), Steve Rushton (Università di Newcastle), nello studio “Impatto degli interventi non farmaceutici contro COVID-19 in Europa: uno studio quasi sperimentale”, concludono che non solo le prove non sono ancora abbastanza forti per supportare l’ampio uso di maschere contro COVID-19, ma anche che ci sono pochissime prove empiriche su quali misure di allontanamento sociale abbiano il maggiore impatto.

Che dice il Ministero della Salute italiano

Il Ministero della Salute invece nel “Report ECDC sull’uso delle mascherine facciali nella comunità” dice, tra le altre cose: “Le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali nella comunità dovrebbero tenere attentamente conto delle LACUNE DELLE PROVE DI EFFICACIA, della situazione dell’offerta e dei POTENZIALI EFFETTI COLLATERALI NEGATIVI”.

Il Ministero della salute però descrive anche le tipologie di protezioni, e lo fa nel DL del 26.4.2020 all’art 3.2, non parlando esplicitamente di mascherine e riportando quanto segue:

2. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, e’ fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilita’ non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti.

3. Ai fini di cui al comma 2, possono essere utilizzate mascherine di comunita’, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso.

Il Ministero della Salute differisce le mascherine chirurgiche da quelle di comunità

Le “mascherine chirurgiche sono le mascherine ad uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione”.

Le mascherine di comunità “hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2”.

 

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