Perché bisogna dire no al doping
14 Settembre, 2019 973 Visualizzazioni

Perché bisogna dire no al doping

Vedremo di seguito perché la disonestà nello sport molto spesso non paga, anzi può far solo danni, e soprattutto perché bisogna dire no al doping.

Per “doping” si intende l’assunzione di sostanze con lo scopo di migliorare le prestazioni dell’atleta.

Nel mondo sportivo, con esplicito riferimento alla normativa Wada, l’utilizzo di sostanze dopanti è di regola punito come illecito sportivo, cui conseguono sanzioni disciplinari come squalifiche e radiazioni.

Disciplina e ordinamento

Perché bisogna dire no al doping

 

Nell’ordinamento nazionale la legge n. 376 del 2000, in linea con le convenzioni comunitarie e titolata “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, aveva previsto il reato di doping.

Tale norma è stata recentemente abrogata dal D. Lgs n. 21/2018 ed è confluita nel nuovo articolo 586 bis c.p. in virtù del principio della cd. “Riserva di codice”.

Quest’ultima norma, titolata “Utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” statuisce che salvo che il fatto costituisca più grave reato:

“…è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645 chiunque procura ad altri,

somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive,

ricompresi nelle classi previste dalla legge, che non siano giustificati da condizioni patologiche e siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo,

al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, ovvero siano diretti a modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze…”.

Perché bisogna dire no al doping

La pena di cui al primo comma si applica, salvo che il fatto costituisca più grave reato:

  • a chi adotta o si sottopone alle pratiche mediche ricomprese nelle classi previste dalla legge non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti ovvero dirette a modificare i risultati dei controlli sul ricorso a tali pratiche.

La pena di cui al primo e secondo comma è aumentata se:

  • dal fatto deriva un danno per la salute;
  • il fatto è commesso nei confronti di un minorenne;
  • il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del Comitato olimpico nazionale italiano ovvero di una federazione sportiva nazionale, di una società, di un’associazione o di un ente riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano.

Inoltre:

Se il fatto è commesso da chi esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l’interdizione temporanea dall’esercizio della professione.

Nel caso previsto dal terzo comma, lettera c), alla condanna consegue l’interdizione permanente dagli uffici direttivi del Comitato olimpico nazionale italiano, delle federazioni sportive nazionali, società, associazioni ed enti di promozione riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano.

Con la sentenza di condanna è sempre ordinata la confisca dei farmaci, delle sostanze farmaceutiche e delle altre cose servite o destinate a commettere il reato.

Chiunque commercia i farmaci e le sostanze farmacologicamente o biologicamente attive ricompresi nelle classi indicate dalla legge, che siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo,

al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti ovvero idonei a modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze,

attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente destinati alla utilizzazione sul paziente,

è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 5.164 a euro 77.468.”

Conclusioni

Senza dubbio una visione più ampia di quella prevista nella definizione di doping sportivo in quanto, oltre alla somministrazione e l’assunzione, punisce anche coloro che procurano ad altri le sostanze vietate ed ne agevolano l’utilizzo.

In altre parole è equiparato al doping anche il procacciamento di farmaci vietati, indipendentemente dal loro utilizzo effettivo.

Orbene, è dichiarato soggetto attivo del reato di doping non solo l’atleta tesserato ma anche: l’allenatore, il preparatore atletico, il medico sociale o l’ufficiale di gara che gliele somministra e qualsiasi altro soggetto anche non tesserato.

L’interesse in materia di doping è rappresentato dalla tutela della salute di chi pratica attività sportive o, come si legge nell’art. 1 della legge del 2000, dalla integrità psicofisica degli sportivi.

Orbene, se per violare i regolamenti sportivi è sufficiente la positività alle analisi delle urine degli atleti, per quanto concerne la giustizia ordinaria penale, l’assunzione deve essere idonea ad incidere sull’organismo in termini di “pericolo per la salute dell’atleta”.

Scritto da:

Valentina Porzia

L’Avv. Valentina Porzia é specializzata in diritto sportivo. É docente presso l’Università Niccolò Cusano. E’ autrice dei libri “l’agente sportivo” e “Non solo calcio”.

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