Succhi e spremute: Gli agrumi come antivirus naturali
Luglio 1, 2020 85 Visualizzazioni

Succhi e spremute: Gli agrumi come antivirus naturali

Il dottore Paolo Bellavite ed il dottore Alberto Donzelli hanno scritto qualche giorno fa un articolo di rassegna sulle componenti degli agrumi, in particolare esperidina e vitamina C, e su come “potrebbero essere utili come prevenzione e cura complementare (non in alternativa ad altre efficaci) anche nel Covid-19”.

Dunque agrumi antivirus?? Un’introduzione allo studio

L’abstract del lavoro “Hesperidin and SARS-CoV-2: New Light on the Healthy Functions of Citrus Fruit” comincia così: “Tra i molti approcci alla prevenzione della COVID-19, il possibile ruolo della dieta è stato finora piuttosto marginale. La nutrizione è molto ricca di sostanze con un potenziale effetto benefico sulla salute e alcune di queste potrebbero avere un’azione antivirale o comunque essere importante nel modulare il sistema immunitario e nel difendere le cellule dallo stress ossidativo associato all’infezione”.

Hesperidin e SARS-CoV-2: nuova luce sulle funzioni sane degli agrumi

L’esperidina é un flavonone presente negli agrumi e, come dice lo stesso Bellavite, “ha una forma adatta a legarsi alle ‘spine’ (proteine chiave) della corona del virus e quindi a bloccare il legame alla cellula umana”, nell’articolo si parla inoltre del fatto che “assieme alla vitamina C, potrebbero ostacolare la replicazione del virus e lo sviluppo della patologia”.

I dottori sottolineano che il consumo di succhi e spremute “andrebbe incrementato nella dieta durante i periodi epidemici o quando l’organismo è sotto stress per l’attacco dei virus”.

Nel loro lavoro “Esperidina e SARS-CoV-2: nuova luce sulle funzioni sane degli agrumi”, i due affermano che queste sostanze “potrebbero avere un’azione antivirale o comunque essere importanti nel modulare il sistema immunitario e nel difendere le cellule dallo stress ossidativo associato all’infezione”.

Aggiungono inoltre che “l’affinità dell’esperidina con la principale proteasi, che trasforma le prime proteine ​​del virus (pp1a e ppa1b) nel complesso responsabile della replicazione virale, è paragonabile se non superiore a quella dei comuni antivirali chimici”.

 

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