Tribunale di Lisbona: il test PCR non determina la positività al Sars-Cov-2
Novembre 20, 2020 1461 Visualizzazioni

Tribunale di Lisbona: il test PCR non determina la positività al Sars-Cov-2

Nessuno può essere dichiarato malato o pericoloso per la salute al punto da essere isolato e limitato delle libertà fondamentali, tra le quali anche andare a lavorare, per decreto legge o per legge, questo non dovrebbe accadere neppure in seguito ad atti amministrativi derivanti dal risultato di un esame di laboratorio, test PCR.

In una sentenza dell’11 novembre 2020, una Corte d’appello portoghese del Tribunal de Relacao de Lisbona, si è pronunciata contro l’Autorità sanitaria regionale delle Azzorre in relazione a una sentenza del tribunale di grado inferiore che dichiarava illegale la quarantena di quattro persone.

Tribunale di Lisbona il test PCR non determina la positività al Sars-Cov-2

Tribunale di Lisbona: il test PCR non determina la positività al Sars-Cov-2

Una sentenza molto importante anche perché chiarisce anche altri aspetti medico-legali, tra questi quello del consenso informato, infatti il tribunale scrive anche l’Autorità sanitaria delle Azzorre ha violato l’articolo 6 della ‘Dichiarazione universale su bioetica’ e diritti umani perché non ha fornito la prova che il consenso informato richiesto da tale dichiarazione era stato ricevuto dalle persone sottoposte a test PCR. Ma aggiunge anche che una diagnosi medica è un atto medico e solo un medico è legalmente autorizzato ad averne responsabilità, inoltre che nessuno può essere dichiarato malato o pericoloso per la salute per decreto o per legge, nemmeno come conseguenza automatica e amministrativa del risultato di un esame di laboratorio, indipendentemente dalla tipologia.

sentenza dell'11 novembre 2020 una corte d'appello portoghese

Sentenza dell’11 novembre 2020 Corte d’appello Tribunal de Relacao de Lisbona, Portogallo

Il fatto che si é trovato di fronte la Corte d’appello riguardava una persona che era risultata positiva al Covid con un test PCR, mentre altre tre persone che viaggiavano con lei venivano considerate ad alto rischio di esposizione. L’autorità sanitaria regionale quindi decideva che tutti e quattro andavano isolati perché ritenuti infettivi e dunque pericolosi per la salute.

Gli argomenti della sentenza supportano il punto di vista scientifico di molti esperti come quello dell’ex vicepresidente e Chief Science Officer di Pfizer, Mike Yedon, il quale afferma che “…un vero positivo non indica necessariamente la presenza di un virus vitale. In studi limitati fino ad oggi, molti ricercatori hanno dimostrato che alcuni soggetti rimangono positivi alla PCR molto tempo dopo la scomparsa della capacità di coltura del virus da tamponi. Lo definiamo un ‘positivo a freddo’ (per distinguerlo da un ‘positivo a caldo’, qualcuno effettivamente infettato da un virus intatto). Il punto chiave dei positivi a freddo è che non sono malati, non sono sintomatici, non diventeranno sintomatici e, inoltre, non sono in grado di infettare gli altri”.

sentenza dell'11 novembre 2020 una corte d'appello portoghese

Sentenza dell’11 novembre 2020 Corte d’appello Tribunal de Relacao de Lisbona, Portogallo

Anche il Senato di Berlino giunge alla stessa conclusione, infatti il Dipartimento della Salute, in seguito alla domanda del deputato Marcel Luthe se “un cosiddetto test PCR” sia in grado di “distinguere tra un virus” capace di riprodursi “e un virus che non è in grado di riprodursi”, ha risposto con un chiaro “no”.

Gli scienziati Antonietta Gatti, Stefano Montanari, Stefano Scoglio e Franco Franchi, all’interno della loro relazione da allegare ad eventuali denunce, specificavano e dimostravano che i tamponi sono “del tutto inaffidabili”, infatti scrivevano che “proseguire nell’utilizzo dei tamponi da cui ricavare dati utili a determinare proclami sullo stato di emergenza, quarantene individuali o di gruppo, e per imporre limitazioni e lockdown, dalle scuole alle imprese alle famiglie, è pratica senza nessun fondamento scientifico”.

Mentre invece alcuni produttori scrivono all’interno dei loro manuali che il test PCR va utilizzato “solo per uso ricerca! Uso non previsto in procedure diagnostiche”.

D’altronde anche l’OMS chiariva già del breafing del 9 luglio di quest’anno che “il rilevamento dell’RNA mediante saggi basati sulla reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) NON È NECESSARIAMENTE INDICATIVO di virus competente per la replicazione e l’infezione che potrebbe essere trasmissibile e in grado di causare l’infezione”.

La decisione della Corte d’appello

La Corte d’appello portoghese conferma quindi la decisione del tribunale in primo grado, citando non solo lo studio pubblicato dalla Oxford academic, ma anche lo studio pubblicato su The Lancet dove veniva chiaramente scritto che “i test RT-PCR nel Regno Unito hanno una sensibilità analitica e una specificità superiori al 95%, ma non esiste un singolo test gold standard”.

studio Oxford academic

Lo studio di Rita Jaafar ed altri pubblicato da Oxford academic mostra la percentuale di colture virali positive di sindrome respiratoria acuta grave da nuovo coronavirus

Il tribunale scrive dunque quanto segue: “Sulla base delle prove scientifiche attualmente disponibili questo test RT-PCR è di per sé incapace di determinare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la positività in realtà corrisponda all’infezione da virus SARS-CoV-2…Se qualcuno viene testato dalla PCR come positivo quando viene utilizzata una soglia di 35 cicli o superiore, la probabilità che tale persona sia infetta è < 3% e la probabilità che detto risultato sia un falso positivo è del 97%…Visti i dubbi scientifici espressi dagli esperti, cioè coloro che svolgono un ruolo, circa l’affidabilità dei test PCR, la mancanza di informazioni sui parametri analitici dei test e la mancanza di una diagnosi medica sulla presenza di un’infezione o di un’infezione Rischio dimostrato, questo tribunale non può mai determinare se C fosse effettivamente un portatore del virus SARS-CoV-2 o se A, B e D fossero esposti ad un rischio elevato”.

 

 

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